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Quella che viene raccontata è anche la storia del nostro Paese. Una lunghissima serie di scene tragicomiche che si sono verificate nel corso di sessant’anni nel Parlamento italiano. I protagonisti sono stati i rappresentanti del popolo che, una volta ricevuto il mandato dagli elettori e abbandonato il loro ruolo istituzionale, hanno assunto i panni di lanciatori di oggetti, di pugili e di saltatori senz’asta, di arrampicatori di scranni e strateghi d’aula.

Dall’epoca della Costituzione nel 1947, quando i parlamentari erano quasi tutti reduci della lotta partigiana – come il colonnello Audisio che giustiziò Mussolini, i fratelli Pajetta che avevano trascorso numerosi anni di carcere o Giorgio Amendola – passando per la prima legislatura e lo scontro tra De Gasperi e Togliatti, sino allo scandalo della loggia massonica P2 negli anni Ottanta, con il duo radicale Cicciomessere-Aglietta, attraverso gli anni Novanta con Tangentopoli e finire poi nella Seconda Repubblica quando, con i governi Berlusconi e Prodi, una nuova classe dirigente è arrivata alla ribalta degli scranni dei Palazzi del potere e, tra questi, i rappresentanti del Carroccio (comandante Ce’ in testa) si sono mostrati sempre più agguerriti e guerrafondai.

Attraverso gli atti parlamentari e le trascrizioni stenografiche, Tumulti in aula ricostruisce i momenti più tesi e, in molti casi anche i più grotteschi, della storia repubblicana italiana.
Un ritratto lucido e spietato della politica del nostro Paese.

Un libro sulle virtù (poche) e sui vizi (tanti) della classe dirigente italiana.


   
   
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